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Nel regno dell’oscuro signore Nartum

Nartum Music Projects nasce a Cassano delle murge dalla mente di Saverio Giove alias “Nartum”. La denominazione raccoglie tutti i progetti musicali dell’artista, che spazia nei generi del Black Metal, del Pagan/Viking e del Folk/Ambient.
Nel 2008 nasce Ymir, con il primo demo del progetto, Hrìmthursar. Nel 2011 fa il suo primo ingresso Valtyr, proposta viking metal dalle influenze Falkenbach e Moonsorrow. Nel 2013 debutta l’ultima fatica, Emyn Muil, progetto dedicato all’universo tolkieniano, vicino al sound dei Summoning.


Ciao Saverio, dicci due parole per presentarci “Nartum Music Project”.
Ciao a te Daniele, Nartum Music Projects nasce nel 2008 un po’ per gioco, un po’ per hobby, in concomitanza dell’uscita del mio primo demo di Ymir “Hrimthursar” e dalla volontà di creare un portale, o meglio, una sorta di “contenitore” nel quale presentare tutti i miei progetti, spaziando nei generi a cui sono più affezionato. Da quando ho avuto i primi riscontri positivi da parte del pubblico e della stampa ufficiale con il demo di Ymir ho voluto dedicarmi alla creazione di altri progetti, ognuno dei quali rappresenta una parte di me legata ad un particolare genere, come il Black Metal (per essere più specifici: epic, space-ambient, raw-depressive, old school), il Viking Metal (e derivazioni folk e black), e il Folk acustico/Ambient.

C’è un progetto dei tre al quale sei legato maggiormente?
Come ho detto prima, ogni progetto, rappresenta una parte di me in chiave musicale, per cui diciamo che non ho delle particolari preferenze. Senza dilungarmi troppo in ragionamenti filosofico/esistenziali che risulterebbero alquanto noiosi (e dovrei farne per ogni progetto!), forse posso dire che Emyn Muil è quello che in qualche modo lega tutti i generi che tratto.
Oltre a Ymir, Valtyr ed Emyn Muil ho intenzione di creare altri 2 progetti, dopodiché mi fermerò e, in base ai periodi e al tempo, deciderò di dedicarmi ai successivi album di un progetto piuttosto che un altro. Di certo non andranno di pari passo.

Parlando delle influenze musicali che hanno via via plasmato il tuo modo di fare musica, puoi nominarci almeno un esponente di ogni sottogenere che hai elencato (Black, Viking e Folk Acustico)?
Anche più di uno! Allora per il Black le influenze vanno sicuramente su Darkthrone, Burzum, Nargharoth, primi Ulver, Vinterriket, Isengard e bands di non facile ascolto come Drowning the Light, Mutiilation e Paysage d’Hiver. Poi chiaramente ci sono i Summoning e i più recenti Caladan Brood per quanto riguarda il filone epico.
Per il Viking non posso non citare Falkenbach, Kampfar, Moonsorrow, Menhir, Arathorn, Storm, Otyg e bands come Nerthus e Furthest Shore, che forse non tutti conoscono. Per il Folk posso certamente citare Of the Wand and the Moon per quello Acustico, e Wardruna per quello Ambient.

Ecco, appunto parliamo di Emyn muil; Maneggiando il tuo lavoro non possiamo non notare l’impronta Tolkieniana che gli hai dato, una ennesima dimostrazione della vitalità della letteratura del maestro del Fantasy. Hai da aggiungere un tuo pensiero sull’argomento? Ed in genere sul rapporto musica-letteratura nel metal?
Si esatto, con questa prima release ho voluto focalizzare l’attenzione su una delle più coinvolgenti storie della letteratura tolkeniana, “I Figli di Hùrin”. Non conosco altre bands che abbiano trattato per intero questo romanzo, ma il personaggio di Tùrin è uno tra i più affascinanti, con una storia triste e allo stesso tempo epica. E leggendo il romanzo mi sono talmente immedesimato che ho sentito l’esigenza di dare il mio contributo a un grande Maestro come Tolkien, e voglio continuare questa strada anche per le release future, concentrandomi sempre sulle vicende del Beleriand.
Sul rapporto musica-letteratura nel metal ritengo che il genere fantasy venga associato troppo spesso al Power Metal o all’Heavy, in alcuni casi non rispecchiando la natura stessa di un romanzo. Poi è chiaro, molto dipende dalla sensibilità di ognuno, e da come vive una storia. Io tendo sempre a vedere il genere epico fantasy in una prospettiva più matura e “dark”, e, nel caso del libro “I Figli di Hurin” (e onestamente mi viene un serio ribrezzo se penso a questo romanzo in salsa power…), ritengo sia una storia tutt’altro che spensierata e per un giovane pubblico, come può esserlo per esempio “Lo Hobbit”. E quindi per me viene naturale usare invece il genere Black per trasporre meglio le suggestioni dalla carta stampata alla musica.

I tuoi progetti si configurano come one-man-bands, ci sono delle motivazioni dietro? Non hai mai pensato di creare bands con altri musicisti?
Si diciamo che le motivazioni sono molteplici, ma quella più importante è il fattore indipendenza: ho sempre sostenuto l’idea di essere autonomo nell’elaborare tutte le fasi che compongono un progetto musicale, dalla registrazione alla pubblicazione. Ciò mi concede ampia libertà nel decidere tutti gli aspetti del progetto, senza dover rendere conto delle esigenze altrui (molto spesso difficili da accontentare) o scadenze imposte da etichette tradizionali. Anche per la pubblicazione posso fare affidamento ai distributori digitali o ancora meglio alle mie “mani”! Infatti, essendo anche un grafico, posso occuparmi di tutta l’immagine che c’è dietro un progetto, e con l’uscita di Emyn Muil ho deciso di realizzare dei digipak interamente a mano, in numero limitato chiaramente. Insomma, per farla breve, chi fa da se fa per tre, e al momento sembra funzionare, certo, è un dispendio di energie e tempo non indifferente, ma alla fine la soddisfazione ripaga.

“Tùrin Turambar Dagnir Glaurunga” continua infatti a ricevere apprezzamenti soprattutto all’estero, come ho anche potuto constatare personalmente notando l’album nello store web della Napalm Records. Puoi aggiornarci sulle ultime novità del progetto?
L’unica novità importante è che il progetto da ottobre è sotto etichetta Northern Silence Production, che ne ha realizzato una distribuzione limitata di 900 copie in digipak di 8 pagine, ed è in programma anche uno split con i Caladan Brood. Ora sto lavorando su delle nuove tracce sia per lo split che per la nuova release.

Riguardo le influenze musicali presenti nella tua musica, nominaci un esponente di ogni sottogenere che hai elencato.
Anche più di uno! Allora per il Black le influenze vanno sicuramente su Darkthrone, Burzum, Nargharoth, primi Ulver, Vinterriket, Isengard e bands di non facile ascolto come Drowning the Light, Mutiilation e Paysage d’Hiver. Poi ci sono i Summoning e i più recenti Caladan Brood per quanto riguarda il filone epico. Per il Viking non posso non citare Falkenbach, Kampfar, Moonsorrow, Menhir, Arathorn, Storm, Otyg e bands come Nerthus e Furthest Shore. Per il Folk posso citare Of the Wand and the Moon per quello Acustico, e Wardruna per quello Ambient.

Molto Bene, questo discorso è molto interessante ma, dobbiamo per motivi di spazio essere sintetici, quindi ti chiedo quali sono i tuoi hobbies e passioni al di fuori della musica, e se anche le tue composizioni sono influenzate da questi fattori per così dire Esterni.
Beh, non posso certo nascondere di essere un giocatore incallito di RPG! Soprattutto della saga di Elder Scrolls. Esclusivamente single-player ben inteso. Amo immedesimarmi nella storia, cosa che in un gioco online non riuscirei a fare. Oltre ai games sicuramente mi piace disegnare, e realizzare oggetti in cuoio. Per un po’ ho preso parte ad alcune rievocazioni storiche in Puglia ed Emilia Romagna, e mi dilettavo a realizzare da me tutti gli accessori, inclusa un armatura a piastre!
Se le mie composizioni sono influenzate da questi fattori? Beh, direi proprio di si! E’ tutto collegato eheheh.

Caro Saverio, dobbiamo purtroppo salutarci, è stato un piacere conversare con un attivo esponente della scena per così dire mediterranea del metal estremo “epico”.
Grazie a te per avermi dato questa opportunità, è sempre un piacere poter condividere interessi in una terra, quella di Puglia, carente di esponenti del genere.

(Túrin Turambar Dagnir Glaurunga)

Discografia:

Emyn Muil
2013 Túrin Turambar Dagnir Glaurunga

Valtyr
2011 Verinen Saagat

Ymir
2008 Hrímþursar (Demo)
2010 Tumults in the Absence

Daniele “Blackthunder” Milano

I Korpiklaani, Folk-metal a tutta birra.

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(I Korpiklaani in una foto d’archivio. Circa 2012)

La terra tappezzata di laghi e sommersa dalle foreste chiamata Finlandia, da sempre evoca l’idea della natura selvaggia popolata dagli spiriti degli elementi. Questi ultimi rappresentano e personificano fenomeni come i tuoni, le pioggie, ed in genere ogni forza naturale che provoca nell’uomo timore. In questa terra di cantastorie e di poesia, alla metà degli anni ‘90 un giovane proveniente dalla città di Lahti, Jonne Jarvela, all’epoca componente degli Shamaani Duo, decise di fondare un nuovo gruppo chiamato più semplicemente Shaman, cioè sciamano. Non sapremo mai i motivi che lo spinsero a fare questa scelta, forse erano semplicemente finiti i tempi delle serate spensierate passate all’hotel live-club lappone “Hullu Poro” (letteralmente “renna pazza”), cantando e suonando in compagnia di Maaren Aikio.

Così fu che, con la nascita degli Shaman, iniziò l’avventura di quella band che di lì a poco sarebbe divenuta celebre sotto il nome di Korpiklaani, il clan della foresta. La miscela di suoni che venne fuori da questa idea di Jonne conteneva melodie folk finniche, sonorità metal e joik, cioè una forma di canto tradizionale sami: all’epoca si parlò addirittura di joik metal. Tuttavia l’avventura di questi giovani cominciò con l’arrivo del violinista Hittavainen, il batterista Matti, il bassista Arto, il chitarrista Toni e il percussionista Ali. Questa formazione, al completo nel 1999 diede alle stampe il primo album: Idja seguito dopo tre anni da Shamaniac uscito nel 2002.
È in questo preciso momento che i nostri cambiarono il nome della band, che con l’arrivo di ben due componenti, diede anche una svolta al suo sound. Con Matti Johansson alla batteria e Jarkko Aaltonen al basso le sonorità si fecero leggermente più pesanti, con una presenza maggiore degli strumenti folk. L’album Spirit of the Forest del 2003 ad esempio presentava una maggiore preponderanza del violino di Hittavainen.

Successivamente, nel 2005 usciva Voice of Wilderness che vide l’arrivo del fisarmonicista Juho e del secondo chitarrista Cane. In questa nuova fase le sonorità folk cominciarono a venir fuse con la humppa, una sorta di polka finlandese da cui avevano attinto anche i Finntroll (con cui peraltro il cantante Jonne ha collaborato nell’album Jaktens Tid). Il quinto album dei Korpiklaani, Tales along this Road, fu pubblicato nel marzo 2006, l’anno della consacrazione della band, in quanto nell’agosto dello stesso anno i nostri parteciparono al Wacken Open Air in Germania.

Venendo agli anni recenti, notiamo come l’attività della band si sia davvero intensificata intorno al 2007, con la pubblicazione di un album all’anno fino al 2009. Infatti Nel luglio 2007 è uscito il loro sesto album, Tervaskanto e nel marzo 2008 venne pubblicato Korven Kuningas, stavolta non più sotto l’etichetta Napalm Records bensì per la Nuclear Blast. Al 2009 risale la pubblicazione dell’ottavo album Karkelo, dal quale è stato estratto il singolo Vodka. Dopo l’ uscita di Ukon Wacka nel 2011, per motivi di salute il violinista Hittavainen ha lasciato la band e viene sostituito da Tuomas Rounakari. L’ultimo album della band chiamato Manala è uscito nel 2012, esso ha preceduto di un anno un altro addio, quello del fisarmonicista Juho.

Concludendo la nostra breve cronologia segnaliamo come la band sia stata una realtà seminale per il genere che fa dell’attitudine festaiola la sua prerogativa principale. Basti pensare all’enorme influenza che ha esercitato ed esercita tutt’ora la band di Jonne sulla giovanissima scena d’oltrecortina.

Albums:
1996 – Hunka Lunka (come Shamaani Duo)
1999 – Idja (come Shaman)
2002 – Shamániac (come Shaman)
2003 – Spirit of the Forest
2005 – Voice of Wilderness
2006 – Tales Along This Road
2007 – Tervaskanto
2008 – Korven Kuningas
2009 – Karkelo
2011 – Ukon Wacka
2012 – Manala

Daniele “Blackthunder” Milano

Alla vecchia scuola metallica: Intervista ai Nexxt (risponde il frontman Cristian Tricarico)

I Nexxt provengono da Foggia e sono nati nella seconda metà degli anni ’90. Importante per loro è senzadubbio la dimensione live dal forte impatto. L’ ultima fatica discografica della band e’ l’ album “Addiced to sin”, uscito nel 2008 per la “Hurricane Shiva records”.



Ciao Cristian, per iniziare presentaci la band


I Nexxt si formano nel 97’ dall’ idea di Michele Speranza (bassista) che gia’ aveva iniziato a sperimentare sin dal 93’ il tipo di approccio e di mentalita’ musicale che ci caratterizza ancora oggi. I Nexxt sono: Cristian Tricarico (voce), Gianluca Soccio (chitarra), Luciano Beneduce (chitarra), Michele Speranza (basso) , Alessandro Delli carri (batteria). Abbiamo all’ attivo 3 promo: “Neverendig Extreme Thrash” (1999); “Apparent Control” (2003); “Strenght of the rooted one” (2006); e un full lenght, “Addicted to sin” (2008) cooprodotto con la “Hurricane Shiva” e distribuito dalla “Plastic Head”.


Quali sono le principali influenze, musicali e non, che vi ispirano?


La nostra influenza musicale , sicuramente parte dalle Band storiche degli anni 80 (avendo vissuto in pieno quegli anni) che spaziano dai Sepultura agli Annihilator, Coroner, Kreator, Pantera ecc. Ma ci sentiamo di dire che ci e’ sempre venuto piu’ naturale sperimentare alchimie che hanno reso i nostri brani abbastanza originali e personali (come critica e simpatizzanti dicono), Mentre per quel che concerne altro tipo di influenze , sono dettate dal nostro approccio ideologico sulla scia di quello che succede e di cio’ che e’ successo in relazione ai nostri valori e ideologie.


Come nasce un pezzo targato Nexxt?


Non abbiamo un metodo standard nel produrre una nostra creazione, a volte si costruisce su di una tematica testuale gia’ definita, a volte invece succede che il testo nasce da una struttura musicale di base. Ma il piu’ delle volte nasce dall’ ispirazione di un riff che qualcuno di noi propone e che riteniamo essere il punto di partenza per una nuova song. Da quello, ogni elemento della band trova ispirazione e contribuisce con la propria idea, fino a raggiungere il brano che ci rappresenta.


Il vostro full lenght Addicted to Sin ha ricevuto valutazioni altalenanti, ma è stato unanimemente considerato eccelso dal punto di vista della produzione, qual’è il segreto del vostro sound granitico?


Bhe’, piu’ che per la produzione (per noi non soddisfacente), credo che la critica si riferisse alla composizione ed al sound molto personale della Band, un sound peculiare che ci e’ sempre stato riconosciuto, anche dai non amanti del genere. Il segreto? credo che sia nel connubio tra esperienza e espressivita’ che ognuno di noi mette a disposizione.


Quali sono i principali temi delle liriche?


I temi che trattiamo nei nostri brani sono maggiormente di carattere sociale, ma anche storico e letterario, amiamo spaziare in tal senso. Ad esempio, per il sociale abbiamo brani tipo, “Angel of Anger” che tratta di una storia di un fanciullo che vive un dramma familiare, oppure “Revenge” che tratta la fuga dei migranti dai loro stati, affrontando molte volte la morte durante le traversate della speranza. Invece per quanto riguarda lo storico c’e’ il nostro cavallo di battaglia “Air Raid 22-07-1943” che tratta i violenti bombardamenti subiti dalla nostra citta’ durante l’ultima guerra mondiale. Per il Letterario, abbiamo musicato nel brano
“Uqbar” il racconto dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, scritto nel 1940, e nel brano “Master and Margarita” il romanzo di Michail Bulgakov pubblicato nel 1967.


Aggiornaci sulle ultime novità


In questi giorni stiamo pubblicando 3 singoli on line “sacrifice in the struggle” (ispirato alle lotte operaie di ieri ma soprattutto di oggi), “Rat race” (sulla ferocia delle guerre dell’ umanita’) e “Unfair comparison” (che tratta di relazioni sleali di una parte di soggetti di rappresentanza sociale). Continueremo su questa politica “on line” per il momento, in quanto il lavoro di un album, per il momento, e’troppo lungo e dispendioso per la nostra condizione.

 

Cosa pensate della scena musicale pugliese?


Crediamo che la scena Pugliese non abbia nulla da invidiare alle altre realta’ del panorama nazionale, in quando ci sono Band che meriterebbero molto di piu’ dei risultati ottenuti. Facendo autocritica, crediamo che questo mancato salto di qualita’ sia dovuto al fatto che le band Pugliesi (tra i quali noi) non hanno avuto la capacita’ di fare sinergie promozionali tra bands e addetti ai lavori, detto in parole povere “ognuno si e’ curato il suo orticello”.

Vi ritenete ancora una band underground nonostante la vostra lunga militanza?


Bhe’ siamo una Band che vive solo del suo “sudore”, e questo riteniamo che sia il puro underground! Abbiamo tentato piu’ volte di trovare partner promozionali e discografici per avere il giusto supporto e visibilita’, ma gli affiancamenti che abbiamo trovato nel corso degli anni non sono stati dei migliori, pertanto per ovvie ragioni abbiamo abbandonato quel percorso, dedicandoci esclusivamente a scrivere e suonare la nostra musica, con la passione che portiamo avanti e di cui siamo “affetti” ancora oggi.


Una vostra dichiarazione di saluto


Siamo onorati di aver avuto la possibilita’ di raccontare di noi. Invitiamo i lettori a seguirci sulla pagina Facebook dei NEXXT, sulle novita’, live e brani che ci stiamo apprestando a pubblicare “on line”, un saluto metallico a tutti e a tutte!

Grazie a te per la completezza delle risposte, è sempre un intento nobile quello di contribuire alla crescita dell’underground.

Daniele “Blackthunder” Milano

Pagan Metal: Musica delle Radici (Articolo risalente al giugno 2013)

(Gli Eluveitie in una foto d’archivio)


Mito, folclore, tradizione più antica. Prendete questi elementi ed uniteli al modernissimo suono distorto di una band Heavy Metal, otterrete così un’alchimia vivace e dinamica chiamata Pagan Metal, cioè metallo Pagano. Sotto questa etichetta, che in realtà non si riferisce ad un genere musicale preciso ma piuttosto ad un modo di concepire musica, possiamo raggruppare una quantità veramente notevole di musicisti e gruppi appartenenti a innumerevoli nazionalità e a diversi sottogeneri del Metal, tra i quali possiamo includere il Folk Metal, il Black Metal, il Death Metal ed il Viking Metal. Come avete potuto notare abbiamo utilizzato l’aggettivo Pagano, bene, con il suddetto termine indichiamo la caratteristica principale del songwriting, e cioè il continuo riferimento alle divinità ed alla mitologia del mondo pre-cristiano.

Possiamo dire che tutto ebbe inizio nel Nord Europa e più precisamente nella Svezia del compianto Ace Thomas Forsberg alias Quorthon, che sul finire degli anni 80 e gli inizi dei 90 iniziò a cantare di Thor e Odino con i suoi Bathory, a partire dall’album Blood, Fire, Death. In quel clima e in quegli stessi anni in Norvegia nascevano gli In the Woods e gli Enslaved. Questi ultimi di lì a poco avrebbero, con gli album Frost ed Eld (nel quale in una traccia si parla dell’episodio di sangue di Lindisfarne del 793), dato alle stampe due pietre miliari del genere. Una volta che la scintilla fu innescata all’interno dei paesi scandinavi, forse a causa della debole penetrazione del cristianesimo, qui visto come elemento straniero, l’incendio divampò in tutta Europa. La versatilità delle tematiche fece si che ogni giovane musicista di quegli anni che si avvicinava alla scena metal underground proveniente da qualsiasi paese, potesse utilizzare il repertorio culturale della propria nazione come materia utile alle proprie canzoni.

Abbandonando le gelide terre del Nord dove nel frattempo erano spuntate altre importanti bands come Falkenbach, Amon Amarth, Windir e i primi Amorphis, ci trasferiamo nelle nere foreste dei carpazi abitate dai Negura Bunget passando per le Alpi svizzere dei celti Eluveitie. Il pantheon celtico trova posto sicuramente anche negli irlandesi Cruachan e negli Skyclad. Questi ultimi, britannici, hanno giocato sicuramente un ruolo determinante per la nascita del folk Metal, nel quale vengono introdotti strumenti tipicamente folkloristici come violini, fisarmoniche, flauti, scacciapensieri e percussioni nelle partiture.

Non mancano in questo scenario i paesi d’oltre cortina, che dagli anni 2000 in poi hanno visto emergere decine di realtà, pensiamo ai Dalriada, ungheresi e ai baltici Metsatoll e Skyforger, rispettivamente estoni e lettoni. Restando nell’ambito dell’Europa continentale molto importante appare la scena musicale tedesca brulicante di artisti, a cominciare dai Menhir e dagli Adorned Brood, per poi arrivare alla maestosità degli Equilibrium. Infine ormai definitivamente consacrate sono le bands russe tra le quali spiccano gli Arkona capitanati dall’inossidabile Masha Arhipova.

Dopo questo difficile discorso introduttivo e vista l’enorme quantità di argomenti e di nomi di cui poter parlare, torniamo qui da noi. Le notizie provenienti dai confini di casa nostra fortunatamente sono molto buone, poiché negli ultimi anni sono nate e stanno nascendo realtà molto originali. Cito i pugliesi Vinterblot, i romani Ade, i lombardi Furor Gallico, i bolognesi Malnatt, gli Elvenking e i Folkstone ma l’elenco è davvero lungo e mi fa specie il fatto di non poter elencare tutti questi bravissimi musicisti.

 

Riguardo la scena italiana e non solo, un importante e sicuramente più approfondito contributo potrà arrivare dalla lettura di un libro che sta uscendo nelle librerie proprio in questi giorni. Il volume, edito da Crac edizioni ed intitolato “Folk Metal. Dalle origini al Ragnarök” è stato scritto da un giovane appassionato e conoscitore del genere che risponde al nome di Fabrizio Giosuè.

Egli così parla della sua passione: <<Ho iniziato a seguire il genere nel 1998 quando, attraverso il tape trading, scoprii il disco di debutto Once Sent From The Golden Hall degli Amon Amarth. Parallelamente in quegli stessi anni era nato in me il grande interesse per i libri di argomento musicale, così, leggendone di tutti i tipi, arrivai alla conclusione che nelle librerie mancavano all’appello i libri sul genere Pagan\Viking\Folk>> quindi, prosegue l’autore: <<dall’estate scorsa ho cominciato a lavorare per colmare questa lacuna che era una lacuna non solo italiana ma mondiale. Così ho pensato di mettere per iscritto le mie conoscenze, trovando immediatamente – e fortunatamente – il supporto di Marco Refe di Crac Edizioni>>. Giosuè stesso ci informa che: <<Il libro uscirà nelle prime settimane di giugno, è un’opera di circa 350 pagine che grazie alla distribuzione Nda Press sarà reperibile in tutte le librerie italiane>>.

 

Abbiamo parlato finora della volontà da parte di tutti questi artisti di ispirarsi al patrimonio che c’è stato tramandato dai nostri avi. Quest’ultimo elemento, quello del richiamo a passate tradizioni o culture ha fatto storcere il naso a qualcuno appartenente alla categoria dei benpensanti, i quali hanno visto in questo interesse accompagnato da tutta la simbologia ad esso connessa, una forma di nostalgia per i Nazismi. Ovviamente niente di più sbagliato, infatti sono stati gli esponenti stessi di moltissime di queste bands ad essersi schierati contro ogni forma di intolleranza. Ad esempio Heri Joensen, il Frontman della band Faroese Týr, rispondendo alle accuse del B.I.F.F.F. (Berliner Institut für Faschismus-Forschung und Antifaschistische Aktion) ha affermato che le suddette accuse derivano dall’ignoranza delle tradizioni nordiche, ed ha smentito in maniera categorica queste voci. Ma tralasciamo ogni polemica ed ogni sterile discussione e godiamoci tranquillamente le note dei nostri artisti, in compagnia degli amici e di un boccale di birra.

Daniele “Blackthunder” Milano

Tre recensioni dal passato

Windir, 1184

L’album che ho tra le mani, 1184 dei Windir, rappresenta a mio avviso l’apice del processo di maturazione della band fondata dal compianto Valfar, pseudonimo di Terje Bakken: Il suddetto album è il terzo dei quattro partoriti dalla mente del polistrumentista di Sogndal scomparso a soli ventiquattro anni. Da sottolineare come la produzione di questo prodotto viene arricchita dalla presenza di artisti “ospiti” come “Cosmocrator” e “Hvall”.

La prima traccia, “Todeswalzer”, è caratterizzata da un’ efficace melodia di tastiera che viene subito sovrastata dal resto degli strumenti: notiamo infatti il feroce Screaming di Valfar, un sostenuto ritmo di batteria e il veloce riffing delle chitarre, i quali insieme a brevi tratti di cantato con voce pulita formano un connubio davvero riuscito. Non si fa neanche in tempo a calarsi nell’atmosfera malinconica del brano iniziale che si viene investiti dalla melodia di stampo folk della seconda traccia, quella 1184 che dà il titolo all’intero album. Il brano narra di un episodio della storia Norvegese, nel dettaglio si tratta dello scontro tra due sovrani che si contendevano la corona dell’intero regno, Sverre Sigurdsson e Magnus V il quale avrà la peggio nella battaglia navale decisiva. Musicalmente parlando la traccia è caratterizzata da un ottimo fraseggio della chitarra solista e da un azzeccato utilizzo della fisarmonica. Nei brani “Dance of mortal lust”, e “The spiritlord”, come del resto in tutti i successivi emerge in maniera maggiore la componente Black – Thrash sempre tuttavia mediata dalla dimensione folk e melodica, marchio di fabbrica dei Windir. Infine da segnalare è la conclusione dell’ultima traccia chiamata “Journey to the End”, qui è presente una lunga parte che esula dal contesto dell’intero album e che potrebbe essere etichettata come appartenente al genere Tecno. Quest’ultimo tratto caratterizzato dal dialogo tra tastiera batteria, che potrebbe non piacere ai cosiddetti “puristi”, a mio avviso rappresenta un esperimento musicale che arricchisce l’intero album.

VOTO: 8,5\10

Saxon, Strong Arm of the Law

Risulta difficile, se non impossibile, recensire gli album che hanno fatto la storia dell’Heavy Metal : Strong Arm of the Law è uno di questi. Quest’ultimo uscito nel 1980, lo stesso anno di Wheels of Steel (in piena fase New Wave Of British Heavy Metal) , ne conserva la medesima carica di “metallosità”, che a mio avviso verrà in parte smarrita nel successivo Denim and Leather. La formazione capitanata da Biff Byford in questo disco riesce a concentrare una quantità notevole di brani che diverranno dei veri e propri cavalli di battaglia in sede live, a partire dalla veloce e devastante “Heavy Metal Thunder”, che inaugura l’album, per arrivare alla chiusura dello stesso con “Dallas 1 PM”, la quale narra dell’assassinio del presidente americano Kennedy. Il duo chitarristico Paul Quinn e Graham Oliver, in tutte le tracce riesce ad eseguire una serie veramente impressionante di ritmiche serrate e assoli melodici nonchè potenti, il tutto supportato dal basso di Steve Dawson e dall’ottimo Pete Gill dietro le pelli.

In realtà se proprio volessimo trovare una canzone leggermente sotto tono rispetto alle altre, questa potrebbe essere rappresentata da “To Hell and Back Again” che a mio giudizio presenta un cantato meno grintoso rispetto alla media dell’album; tuttavia la traccia risulta abbastanza ben riuscita nel suo complesso. Invece nel brano che dà il titolo al disco, “Strong Arm of the Law”, così come in “Hungry Years” notiamo qualche influenza legata al rock del decennio precedente ed anche un leggero rallentamento delle ritmiche, che però guadagnano compattezza e durezza. Proseguendo con l’ascolto troviamo le songs: “Taking Your Chances”, “20,000 Ft.”, “Sixth Form Girls” che riprendono quella velocità che avevamo trovato all’inizio e che avevamo un po’ smarrito durante l’ascolto.
Ragazzi inutile dire che se vi definite amanti del “metallo” non potete assolutamente ignorare questo disco, che rappresenta uno dei più riusciti nell’ambito del suddetto genere.

VOTO: 9,5/10

Vinterblot, Nether Collapse

Nell’ormai florido panorama Metal degli ultimi 3-4 anni sono sorte numerose band: restando in ambito italiano, notiamo l’emergere dei pugliesi Vinterblot. Questi ultimi suonano un Death Metal di chiaro stampo svedese arricchito da un Songwriting di ispirazione mitologica, formando un connubio che molto genericamente viene inquadrato nel genere “Pagan”. Il gruppo nasce nel 2008 e già dopo quattro anni si presenta ottimamente al pubblico europeo con questo album di debutto, dato alle stampe sotto l’egida della Rising Records .

Dopo l’intro chiamata non a caso “Prelude”, troviamo subito una delle tracce più riuscite dell’intero album “Upon a Reign of Ashes”. In questo brano possiamo notare come la produzione sia davvero valida e come il duo Vandrer\Fjorgynn disegni con le chitarre una melodia semplice che rimarrà a lungo nella nostra testa, il tutto senza perdere di incisività. Il Growl di Phanaeus è inoltre amalgamato molto bene con il resto degli strumenti. Proseguendo con le successive “Council of Trees Beholder”, “Remembrance”, “Howling Shadow”, troviamo la stessa compattezza che caratterizza la seconda traccia con in più una maggiore complessità soprattutto della parte ritmica. Infatti possiamo apprezzare il grande lavoro di “Wolf” dietro le pelli e l’altrettanto buona prova del bassista “Eruner”. Questo muro sonoro viene smorzato dalla strumentale “Sol Invictus (Ritual Act)” che ci fa rilassare un po’ prima delle tracce finali. Con “Whispers to the Headless” ritroviamo la durezza che pervade l’intero album mentre in “The Forlorn War” è presente un ritmo leggermente rallentato che caratterizza anche “…to Nethereal”. L’ultimo brano dell’album è “As Sleipnir Rides” che era presente anche nel precedente Demo\EP ma che non avevamo apprezzato appieno per la minore qualita della registrazione che il suddetto presentava.

Nel dover dare un giudizio il più possibile oggettivo sul lavoro dei Vinterblot non si possono negare le forti influenze musicali provenienti da gruppi come Amon Amarth o Entombed, tuttavia escludendo questo dato che per alcuni può essere trascurabile, il risultato che i nostri Bitontini raggiungono di sicuro è molto efficace ed è al di sopra della media riguardo a perizia tecnica, considerando che si tratta di un album di esordio. Quindi se amate il genere questo album vi entusiasmerà non poco, in poche parole ve lo consiglio.

VOTO: 7,5/10

Daniele “Blackthunder” Milano

Metallo Pagano Pugliese: Intervista ai Vinterblot (rispondono Phanaeus e Vandrer)

I Vinterblot nascono a Bitonto (Ba) nel 2008. Hanno rilasciato nel 2010 l’EP autoprodotto “For Asgard”. Nel 2012 è uscito il loro album di debutto “Nether Collapse” dato alle stampe sotto l’etichetta Rising Records.

Ciao ragazzi, presentateci la band, quando vi siete formati? Chi sono i principali componenti e qual è il loro ruolo all’interno del complesso?

[Phanaeus] Ciao Daniele, l’avventura Vinterblot è riconducibile all’inverno 2008 quando il nucleo originario composto da Vandrer e Fjorgynn alle chitarre, Eruner al basso e Wolf alla batteria inizia a muovere i primi passi a livello compositivo dando vita a quella che è in assoluto la prima traccia sotto il nostro attuale monicker ovvero la title-track del primo EP “For Asgard”. A tale nucleo si unì il sottoscritto. Da allora, oltre a cercare di diffondere quanto più possibile la nostra proposta musicale on-stage e a produrre il suddetto EP, abbiamo rilasciato il primo full-length dal titolo “Nether Collapse”. Per dovere di cronaca, negli ultimi tempi abbiamo affrontato il primo significativo cambio di line-up: la defezione di Fjorgynn e l’ingresso dell’attuale Auros dei Twilight Gate.

Vi definite una band Pagan Death Metal, cosa significa per voi l’aggettivo pagan? È solo una definizione o c’è una precisa filosofia dietro tutto questo?

[Phanaeus] Voglio esserti sincero, il “Pagan Death Metal” non esiste! Mi spiego: non è un genere musicale propriamente detto e, soprattutto, non abbiamo mai avuto la presunzione di considerarci capostipiti di un genere inedito. Ciò non toglie che esista un filone del black metal che ha sviluppato una sua componente melodica mutuata dalle tradizioni, dal folklore e dal paganesimo nelle sue declinazioni culturali: Menhir, Falkenbach, Nokturnal Mortum, sono i primi nomi noti che mi vengono in mente. Questo per quanto riguarda il fronte “Pagan”. Riguardo l’aspetto “Death metal” è indubbio quanto l’influenza della scena europea (mi riferisco specificatamente a quella svedese, -il primo “Gothenburg sound”- o anche a quella finnica, -vi invito a concedere una chance d’ascolto agli Utumno, Convulse, Demigod-) sia evidente soprattutto nelle canzoni più “straight in your face” e cioè nelle ritmiche, nell’impatto generale e soprattutto, per quanto mi riguarda, nel comparto vocale, preferendo esprimermi attraverso le growl vocals, piuttosto che negli screams!
Ci è sempre piaciuto definire il nostro approccio alla musica come “pagano” ovvero legato a quegli aspetti assolutamente istintivi, spirituali e reconditi: musica come mezzo per materializzare un’ispirazione ed insieme ai propri compagni d’avventura condividere la stessa facendosi portavoce di una comunità, -la band appunto ed il proprio pubblico-, attraverso il rituale dell’ascolto e dell’esibizione live. Da tutto questo emerge che l’egida “Pagan Death Metal” sia nata in maniera assolutamente ludica ed umile. Trovavamo che potesse suggerire a chiunque quali fossero le nostre influenze: death metal di scuola europea unito all’ epos di chiara derivazione black metal nonché alla nostra attitudine musicale. Dopotutto, “Pagan Death” è una definizione che lascia il tempo che trova, quello che ci piacerebbe è che chiunque si relazioni con la nostra musica lo faccia senza dover per forza essere incanalato in “catene di montaggio per l’ascolto” che si traducono molto spesso in sterili “paraocchi e pregiudizi”

Quali sono le principali influenze che vi ispirano?

[Phanaeus] Siamo una band abbastanza eterogenea a livello di gusti e suggestioni individuali che spesso vengono convogliate nella fase di songwriting scatenando risse a suon mazze chiodate che finiscono inevitabilmente per ispirare i testi più epici! Parlando seriamente, trovo sia divertente constatare quanto le influenze di ciascuno siano poi facilmente individuabili nel sound complessivo della band. Di sicuro, a livello complessivo possiamo individuare due tipi di influenze cardine: quella più prettamente death (Bolt Thrower, Edge of Sanity, Unanimated, Necrophobic, Gorefest, Grave, Unleashed) e quella più prettamente black (Enslaved, Immortal, Emperor, Graveland, Windir, Drudkh, Ulver).
Per quanto riguarda i testi, di solito è l’atmosfera e l’umore di una song a rievocare immagini e scenari o a ricondurmi a quadri, film, miti, simbolismi vari, letture (da Nietzsche a Omero, Montale, Pirandello) sino a semplici fantasie/riflessioni personali che poi finiscono con l’essere sviluppate nel singolo testo ed eventualmente nel concept globale.

Il vostro monicker evoca la cultura nordica, come mai dei pugliesi decidono di dare vita ad un gruppo questo nome?

[Phanaeus] La scelta del monicker è per ciascuna band un passo cruciale e rappresenta il primissimo punto di contatto tra l’ascoltatore ed il pubblico. Abbiamo cercato un nome che potesse essere già dal primo sguardo un segno indicativo non solo dell’aspetto lirico, visivo e concettuale ma anche di quello musicale. Il termine “Vinterblot” racchiude in sé due concetti: “l’inverno (solstizio)” ed “il rituale”, ovvero elementi che sin da subito abbiamo cercato di tradurre in musica. Il nostro sound è da sempre di chiara e spontanea ispirazione nordica, pertanto la nostra scelta è avvenuta altrettanto naturalmente.

L’inizio dell’anno vi ha visto impegnati in vari minitour in italia e all’estero, si ha l’impressione che siate apprezzati di più all’estero che a casa nostra, confermate questa impressione?

[Vandrer] Esatto, tra 2012 e 2013 abbiamo avuto la possibilità di spostarci lungo lo stivale con una piccola parentesi Teutonica/Elvetica durante il “Rauhnacht Minitour”. Devo dire che il ricco bill di quest’ultimo ha permesso una ‘riuscita’ oltre le aspettative, in termini di presenze e di apprezzamento. La cosa fa effetto, perchè non è raro per una band underground italiana, specie se appartenente a sottogeneri così estremi, esibirsi dinnanzi ad un pubblico inesistente o quasi. Tutto questo porta ad un ‘effetto domino’: la maggior parte dei Locali/Gestori/Promoter italiani non investono in band inedite ( o sottopongono queste a condizioni inaccettabili ed irrispettose ) che così non hanno occasione di maturare e la Scena viene sempre più bistrattata. Per fortuna esistono eccezioni nell’underground che cercano di valorizzare le band provenienti da tutta italia, è il caso dei baresi del Metal Symposium o i romani del Metal Massacre giusto per citarne alcune.
Ritornando alla domanda, penso che chiunque possa essere apprezzato maggiormente all’estero non a causa di qualche tipo di “Italofilia”, quanto a causa di invidie, scarsa fiducia e mancata voglia di ascoltare da parte di noi Italiani! Tuttavia non si può biasimare a pieno la cosa, l’Italia è ricca di musicisti che vedono represse passo dopo passo le proprie aspettative, e questo non può che creare un ambiente Teso.

Aggiornateci sulle ultime novità, potete dirci qualcosa sul recente cambio di line-up? inoltre quali sono i vostri propositi circa eventuali nuovi album?

[Vandrer] L’ingresso di ‘Auros’ nella lineup Vinterblot ha rinvigorito vari aspetti dell’approccio creativo, in particolare quello tecnico/artistico. Siamo decisamente soddisfatti della scelta, poiché egli si è dimostrato un valente sostituto di Fjorgynn sia sul piano umano che su quello musicale, portando con sé la propria esperienza acquisita nel progetto Twilight Gate. Provenendo dallo stesso background culturale e musicale vi è subito stata sinergia tra noi. Speriamo di incanalare al meglio tutta questa energia!
Il nuovo Full Length è in fase di allestimento, siamo al lavoro da più di un anno e probabilmente esso vedrà la luce nel 2014; i ritmi non sono serrati ma il processo creativo è inesorabile, e abbiamo grande fiducia. Per quel che ci riguarda non abbiamo fretta: priorità assoluta è soddisfare noi stessi, in secondo luogo allietare coloro i quali sapranno attendere. Immagino che entro la fine del 2013 potremmo rivelare ulteriori dettagli circa il nostro secondo Full!

Siamo arrivati ai saluti, è sempre bello cercare di far conoscere le bands pugliesi attive nell’underground (e non solo).

[Phanaeus] Ti ringrazio per lo spazio e l’interesse concessoci e ringrazio chiunque continui a sostenerci ed incoraggiarci sinceramente: dai supporters alle band con le quali ci siamo divertiti –e continueremo a farlo!- on/off stage, passando dagli ascoltatori occasionali che hanno speso anche solo tre minuti della loro esistenza prestandoci ascolto “spassionato”.
Concludo invitando tutti coloro vogliano seguirci a farlo attraverso i consueti canali, da facebook (http://www.facebook.com/vinterblotofficial) sino al nostro sito ufficiale (http://www.vinterblotofficial.com/ ) see ya!

AVVERTENZA: L’intervista risale al luglio 2013, nel frattempo i nostri hanno realizzato un nuovo videoclip visualizzabile sulla loro pagina Facebook

Daniele “Blackthunder” Milano