Tre recensioni dal passato

Windir, 1184

L’album che ho tra le mani, 1184 dei Windir, rappresenta a mio avviso l’apice del processo di maturazione della band fondata dal compianto Valfar, pseudonimo di Terje Bakken: Il suddetto album è il terzo dei quattro partoriti dalla mente del polistrumentista di Sogndal scomparso a soli ventiquattro anni. Da sottolineare come la produzione di questo prodotto viene arricchita dalla presenza di artisti “ospiti” come “Cosmocrator” e “Hvall”.

La prima traccia, “Todeswalzer”, è caratterizzata da un’ efficace melodia di tastiera che viene subito sovrastata dal resto degli strumenti: notiamo infatti il feroce Screaming di Valfar, un sostenuto ritmo di batteria e il veloce riffing delle chitarre, i quali insieme a brevi tratti di cantato con voce pulita formano un connubio davvero riuscito. Non si fa neanche in tempo a calarsi nell’atmosfera malinconica del brano iniziale che si viene investiti dalla melodia di stampo folk della seconda traccia, quella 1184 che dà il titolo all’intero album. Il brano narra di un episodio della storia Norvegese, nel dettaglio si tratta dello scontro tra due sovrani che si contendevano la corona dell’intero regno, Sverre Sigurdsson e Magnus V il quale avrà la peggio nella battaglia navale decisiva. Musicalmente parlando la traccia è caratterizzata da un ottimo fraseggio della chitarra solista e da un azzeccato utilizzo della fisarmonica. Nei brani “Dance of mortal lust”, e “The spiritlord”, come del resto in tutti i successivi emerge in maniera maggiore la componente Black – Thrash sempre tuttavia mediata dalla dimensione folk e melodica, marchio di fabbrica dei Windir. Infine da segnalare è la conclusione dell’ultima traccia chiamata “Journey to the End”, qui è presente una lunga parte che esula dal contesto dell’intero album e che potrebbe essere etichettata come appartenente al genere Tecno. Quest’ultimo tratto caratterizzato dal dialogo tra tastiera batteria, che potrebbe non piacere ai cosiddetti “puristi”, a mio avviso rappresenta un esperimento musicale che arricchisce l’intero album.

VOTO: 8,5\10

Saxon, Strong Arm of the Law

Risulta difficile, se non impossibile, recensire gli album che hanno fatto la storia dell’Heavy Metal : Strong Arm of the Law è uno di questi. Quest’ultimo uscito nel 1980, lo stesso anno di Wheels of Steel (in piena fase New Wave Of British Heavy Metal) , ne conserva la medesima carica di “metallosità”, che a mio avviso verrà in parte smarrita nel successivo Denim and Leather. La formazione capitanata da Biff Byford in questo disco riesce a concentrare una quantità notevole di brani che diverranno dei veri e propri cavalli di battaglia in sede live, a partire dalla veloce e devastante “Heavy Metal Thunder”, che inaugura l’album, per arrivare alla chiusura dello stesso con “Dallas 1 PM”, la quale narra dell’assassinio del presidente americano Kennedy. Il duo chitarristico Paul Quinn e Graham Oliver, in tutte le tracce riesce ad eseguire una serie veramente impressionante di ritmiche serrate e assoli melodici nonchè potenti, il tutto supportato dal basso di Steve Dawson e dall’ottimo Pete Gill dietro le pelli.

In realtà se proprio volessimo trovare una canzone leggermente sotto tono rispetto alle altre, questa potrebbe essere rappresentata da “To Hell and Back Again” che a mio giudizio presenta un cantato meno grintoso rispetto alla media dell’album; tuttavia la traccia risulta abbastanza ben riuscita nel suo complesso. Invece nel brano che dà il titolo al disco, “Strong Arm of the Law”, così come in “Hungry Years” notiamo qualche influenza legata al rock del decennio precedente ed anche un leggero rallentamento delle ritmiche, che però guadagnano compattezza e durezza. Proseguendo con l’ascolto troviamo le songs: “Taking Your Chances”, “20,000 Ft.”, “Sixth Form Girls” che riprendono quella velocità che avevamo trovato all’inizio e che avevamo un po’ smarrito durante l’ascolto.
Ragazzi inutile dire che se vi definite amanti del “metallo” non potete assolutamente ignorare questo disco, che rappresenta uno dei più riusciti nell’ambito del suddetto genere.

VOTO: 9,5/10

Vinterblot, Nether Collapse

Nell’ormai florido panorama Metal degli ultimi 3-4 anni sono sorte numerose band: restando in ambito italiano, notiamo l’emergere dei pugliesi Vinterblot. Questi ultimi suonano un Death Metal di chiaro stampo svedese arricchito da un Songwriting di ispirazione mitologica, formando un connubio che molto genericamente viene inquadrato nel genere “Pagan”. Il gruppo nasce nel 2008 e già dopo quattro anni si presenta ottimamente al pubblico europeo con questo album di debutto, dato alle stampe sotto l’egida della Rising Records .

Dopo l’intro chiamata non a caso “Prelude”, troviamo subito una delle tracce più riuscite dell’intero album “Upon a Reign of Ashes”. In questo brano possiamo notare come la produzione sia davvero valida e come il duo Vandrer\Fjorgynn disegni con le chitarre una melodia semplice che rimarrà a lungo nella nostra testa, il tutto senza perdere di incisività. Il Growl di Phanaeus è inoltre amalgamato molto bene con il resto degli strumenti. Proseguendo con le successive “Council of Trees Beholder”, “Remembrance”, “Howling Shadow”, troviamo la stessa compattezza che caratterizza la seconda traccia con in più una maggiore complessità soprattutto della parte ritmica. Infatti possiamo apprezzare il grande lavoro di “Wolf” dietro le pelli e l’altrettanto buona prova del bassista “Eruner”. Questo muro sonoro viene smorzato dalla strumentale “Sol Invictus (Ritual Act)” che ci fa rilassare un po’ prima delle tracce finali. Con “Whispers to the Headless” ritroviamo la durezza che pervade l’intero album mentre in “The Forlorn War” è presente un ritmo leggermente rallentato che caratterizza anche “…to Nethereal”. L’ultimo brano dell’album è “As Sleipnir Rides” che era presente anche nel precedente Demo\EP ma che non avevamo apprezzato appieno per la minore qualita della registrazione che il suddetto presentava.

Nel dover dare un giudizio il più possibile oggettivo sul lavoro dei Vinterblot non si possono negare le forti influenze musicali provenienti da gruppi come Amon Amarth o Entombed, tuttavia escludendo questo dato che per alcuni può essere trascurabile, il risultato che i nostri Bitontini raggiungono di sicuro è molto efficace ed è al di sopra della media riguardo a perizia tecnica, considerando che si tratta di un album di esordio. Quindi se amate il genere questo album vi entusiasmerà non poco, in poche parole ve lo consiglio.

VOTO: 7,5/10

Daniele “Blackthunder” Milano

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Posted on February 16, 2014, in Metal, Music, Uncategorized, Viking. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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