Monthly Archives: February 2014

Tre recensioni dal passato

Windir, 1184

L’album che ho tra le mani, 1184 dei Windir, rappresenta a mio avviso l’apice del processo di maturazione della band fondata dal compianto Valfar, pseudonimo di Terje Bakken: Il suddetto album è il terzo dei quattro partoriti dalla mente del polistrumentista di Sogndal scomparso a soli ventiquattro anni. Da sottolineare come la produzione di questo prodotto viene arricchita dalla presenza di artisti “ospiti” come “Cosmocrator” e “Hvall”.

La prima traccia, “Todeswalzer”, è caratterizzata da un’ efficace melodia di tastiera che viene subito sovrastata dal resto degli strumenti: notiamo infatti il feroce Screaming di Valfar, un sostenuto ritmo di batteria e il veloce riffing delle chitarre, i quali insieme a brevi tratti di cantato con voce pulita formano un connubio davvero riuscito. Non si fa neanche in tempo a calarsi nell’atmosfera malinconica del brano iniziale che si viene investiti dalla melodia di stampo folk della seconda traccia, quella 1184 che dà il titolo all’intero album. Il brano narra di un episodio della storia Norvegese, nel dettaglio si tratta dello scontro tra due sovrani che si contendevano la corona dell’intero regno, Sverre Sigurdsson e Magnus V il quale avrà la peggio nella battaglia navale decisiva. Musicalmente parlando la traccia è caratterizzata da un ottimo fraseggio della chitarra solista e da un azzeccato utilizzo della fisarmonica. Nei brani “Dance of mortal lust”, e “The spiritlord”, come del resto in tutti i successivi emerge in maniera maggiore la componente Black – Thrash sempre tuttavia mediata dalla dimensione folk e melodica, marchio di fabbrica dei Windir. Infine da segnalare è la conclusione dell’ultima traccia chiamata “Journey to the End”, qui è presente una lunga parte che esula dal contesto dell’intero album e che potrebbe essere etichettata come appartenente al genere Tecno. Quest’ultimo tratto caratterizzato dal dialogo tra tastiera batteria, che potrebbe non piacere ai cosiddetti “puristi”, a mio avviso rappresenta un esperimento musicale che arricchisce l’intero album.

VOTO: 8,5\10

Saxon, Strong Arm of the Law

Risulta difficile, se non impossibile, recensire gli album che hanno fatto la storia dell’Heavy Metal : Strong Arm of the Law è uno di questi. Quest’ultimo uscito nel 1980, lo stesso anno di Wheels of Steel (in piena fase New Wave Of British Heavy Metal) , ne conserva la medesima carica di “metallosità”, che a mio avviso verrà in parte smarrita nel successivo Denim and Leather. La formazione capitanata da Biff Byford in questo disco riesce a concentrare una quantità notevole di brani che diverranno dei veri e propri cavalli di battaglia in sede live, a partire dalla veloce e devastante “Heavy Metal Thunder”, che inaugura l’album, per arrivare alla chiusura dello stesso con “Dallas 1 PM”, la quale narra dell’assassinio del presidente americano Kennedy. Il duo chitarristico Paul Quinn e Graham Oliver, in tutte le tracce riesce ad eseguire una serie veramente impressionante di ritmiche serrate e assoli melodici nonchè potenti, il tutto supportato dal basso di Steve Dawson e dall’ottimo Pete Gill dietro le pelli.

In realtà se proprio volessimo trovare una canzone leggermente sotto tono rispetto alle altre, questa potrebbe essere rappresentata da “To Hell and Back Again” che a mio giudizio presenta un cantato meno grintoso rispetto alla media dell’album; tuttavia la traccia risulta abbastanza ben riuscita nel suo complesso. Invece nel brano che dà il titolo al disco, “Strong Arm of the Law”, così come in “Hungry Years” notiamo qualche influenza legata al rock del decennio precedente ed anche un leggero rallentamento delle ritmiche, che però guadagnano compattezza e durezza. Proseguendo con l’ascolto troviamo le songs: “Taking Your Chances”, “20,000 Ft.”, “Sixth Form Girls” che riprendono quella velocità che avevamo trovato all’inizio e che avevamo un po’ smarrito durante l’ascolto.
Ragazzi inutile dire che se vi definite amanti del “metallo” non potete assolutamente ignorare questo disco, che rappresenta uno dei più riusciti nell’ambito del suddetto genere.

VOTO: 9,5/10

Vinterblot, Nether Collapse

Nell’ormai florido panorama Metal degli ultimi 3-4 anni sono sorte numerose band: restando in ambito italiano, notiamo l’emergere dei pugliesi Vinterblot. Questi ultimi suonano un Death Metal di chiaro stampo svedese arricchito da un Songwriting di ispirazione mitologica, formando un connubio che molto genericamente viene inquadrato nel genere “Pagan”. Il gruppo nasce nel 2008 e già dopo quattro anni si presenta ottimamente al pubblico europeo con questo album di debutto, dato alle stampe sotto l’egida della Rising Records .

Dopo l’intro chiamata non a caso “Prelude”, troviamo subito una delle tracce più riuscite dell’intero album “Upon a Reign of Ashes”. In questo brano possiamo notare come la produzione sia davvero valida e come il duo Vandrer\Fjorgynn disegni con le chitarre una melodia semplice che rimarrà a lungo nella nostra testa, il tutto senza perdere di incisività. Il Growl di Phanaeus è inoltre amalgamato molto bene con il resto degli strumenti. Proseguendo con le successive “Council of Trees Beholder”, “Remembrance”, “Howling Shadow”, troviamo la stessa compattezza che caratterizza la seconda traccia con in più una maggiore complessità soprattutto della parte ritmica. Infatti possiamo apprezzare il grande lavoro di “Wolf” dietro le pelli e l’altrettanto buona prova del bassista “Eruner”. Questo muro sonoro viene smorzato dalla strumentale “Sol Invictus (Ritual Act)” che ci fa rilassare un po’ prima delle tracce finali. Con “Whispers to the Headless” ritroviamo la durezza che pervade l’intero album mentre in “The Forlorn War” è presente un ritmo leggermente rallentato che caratterizza anche “…to Nethereal”. L’ultimo brano dell’album è “As Sleipnir Rides” che era presente anche nel precedente Demo\EP ma che non avevamo apprezzato appieno per la minore qualita della registrazione che il suddetto presentava.

Nel dover dare un giudizio il più possibile oggettivo sul lavoro dei Vinterblot non si possono negare le forti influenze musicali provenienti da gruppi come Amon Amarth o Entombed, tuttavia escludendo questo dato che per alcuni può essere trascurabile, il risultato che i nostri Bitontini raggiungono di sicuro è molto efficace ed è al di sopra della media riguardo a perizia tecnica, considerando che si tratta di un album di esordio. Quindi se amate il genere questo album vi entusiasmerà non poco, in poche parole ve lo consiglio.

VOTO: 7,5/10

Daniele “Blackthunder” Milano

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Metallo Pagano Pugliese: Intervista ai Vinterblot (rispondono Phanaeus e Vandrer)

I Vinterblot nascono a Bitonto (Ba) nel 2008. Hanno rilasciato nel 2010 l’EP autoprodotto “For Asgard”. Nel 2012 è uscito il loro album di debutto “Nether Collapse” dato alle stampe sotto l’etichetta Rising Records.

Ciao ragazzi, presentateci la band, quando vi siete formati? Chi sono i principali componenti e qual è il loro ruolo all’interno del complesso?

[Phanaeus] Ciao Daniele, l’avventura Vinterblot è riconducibile all’inverno 2008 quando il nucleo originario composto da Vandrer e Fjorgynn alle chitarre, Eruner al basso e Wolf alla batteria inizia a muovere i primi passi a livello compositivo dando vita a quella che è in assoluto la prima traccia sotto il nostro attuale monicker ovvero la title-track del primo EP “For Asgard”. A tale nucleo si unì il sottoscritto. Da allora, oltre a cercare di diffondere quanto più possibile la nostra proposta musicale on-stage e a produrre il suddetto EP, abbiamo rilasciato il primo full-length dal titolo “Nether Collapse”. Per dovere di cronaca, negli ultimi tempi abbiamo affrontato il primo significativo cambio di line-up: la defezione di Fjorgynn e l’ingresso dell’attuale Auros dei Twilight Gate.

Vi definite una band Pagan Death Metal, cosa significa per voi l’aggettivo pagan? È solo una definizione o c’è una precisa filosofia dietro tutto questo?

[Phanaeus] Voglio esserti sincero, il “Pagan Death Metal” non esiste! Mi spiego: non è un genere musicale propriamente detto e, soprattutto, non abbiamo mai avuto la presunzione di considerarci capostipiti di un genere inedito. Ciò non toglie che esista un filone del black metal che ha sviluppato una sua componente melodica mutuata dalle tradizioni, dal folklore e dal paganesimo nelle sue declinazioni culturali: Menhir, Falkenbach, Nokturnal Mortum, sono i primi nomi noti che mi vengono in mente. Questo per quanto riguarda il fronte “Pagan”. Riguardo l’aspetto “Death metal” è indubbio quanto l’influenza della scena europea (mi riferisco specificatamente a quella svedese, -il primo “Gothenburg sound”- o anche a quella finnica, -vi invito a concedere una chance d’ascolto agli Utumno, Convulse, Demigod-) sia evidente soprattutto nelle canzoni più “straight in your face” e cioè nelle ritmiche, nell’impatto generale e soprattutto, per quanto mi riguarda, nel comparto vocale, preferendo esprimermi attraverso le growl vocals, piuttosto che negli screams!
Ci è sempre piaciuto definire il nostro approccio alla musica come “pagano” ovvero legato a quegli aspetti assolutamente istintivi, spirituali e reconditi: musica come mezzo per materializzare un’ispirazione ed insieme ai propri compagni d’avventura condividere la stessa facendosi portavoce di una comunità, -la band appunto ed il proprio pubblico-, attraverso il rituale dell’ascolto e dell’esibizione live. Da tutto questo emerge che l’egida “Pagan Death Metal” sia nata in maniera assolutamente ludica ed umile. Trovavamo che potesse suggerire a chiunque quali fossero le nostre influenze: death metal di scuola europea unito all’ epos di chiara derivazione black metal nonché alla nostra attitudine musicale. Dopotutto, “Pagan Death” è una definizione che lascia il tempo che trova, quello che ci piacerebbe è che chiunque si relazioni con la nostra musica lo faccia senza dover per forza essere incanalato in “catene di montaggio per l’ascolto” che si traducono molto spesso in sterili “paraocchi e pregiudizi”

Quali sono le principali influenze che vi ispirano?

[Phanaeus] Siamo una band abbastanza eterogenea a livello di gusti e suggestioni individuali che spesso vengono convogliate nella fase di songwriting scatenando risse a suon mazze chiodate che finiscono inevitabilmente per ispirare i testi più epici! Parlando seriamente, trovo sia divertente constatare quanto le influenze di ciascuno siano poi facilmente individuabili nel sound complessivo della band. Di sicuro, a livello complessivo possiamo individuare due tipi di influenze cardine: quella più prettamente death (Bolt Thrower, Edge of Sanity, Unanimated, Necrophobic, Gorefest, Grave, Unleashed) e quella più prettamente black (Enslaved, Immortal, Emperor, Graveland, Windir, Drudkh, Ulver).
Per quanto riguarda i testi, di solito è l’atmosfera e l’umore di una song a rievocare immagini e scenari o a ricondurmi a quadri, film, miti, simbolismi vari, letture (da Nietzsche a Omero, Montale, Pirandello) sino a semplici fantasie/riflessioni personali che poi finiscono con l’essere sviluppate nel singolo testo ed eventualmente nel concept globale.

Il vostro monicker evoca la cultura nordica, come mai dei pugliesi decidono di dare vita ad un gruppo questo nome?

[Phanaeus] La scelta del monicker è per ciascuna band un passo cruciale e rappresenta il primissimo punto di contatto tra l’ascoltatore ed il pubblico. Abbiamo cercato un nome che potesse essere già dal primo sguardo un segno indicativo non solo dell’aspetto lirico, visivo e concettuale ma anche di quello musicale. Il termine “Vinterblot” racchiude in sé due concetti: “l’inverno (solstizio)” ed “il rituale”, ovvero elementi che sin da subito abbiamo cercato di tradurre in musica. Il nostro sound è da sempre di chiara e spontanea ispirazione nordica, pertanto la nostra scelta è avvenuta altrettanto naturalmente.

L’inizio dell’anno vi ha visto impegnati in vari minitour in italia e all’estero, si ha l’impressione che siate apprezzati di più all’estero che a casa nostra, confermate questa impressione?

[Vandrer] Esatto, tra 2012 e 2013 abbiamo avuto la possibilità di spostarci lungo lo stivale con una piccola parentesi Teutonica/Elvetica durante il “Rauhnacht Minitour”. Devo dire che il ricco bill di quest’ultimo ha permesso una ‘riuscita’ oltre le aspettative, in termini di presenze e di apprezzamento. La cosa fa effetto, perchè non è raro per una band underground italiana, specie se appartenente a sottogeneri così estremi, esibirsi dinnanzi ad un pubblico inesistente o quasi. Tutto questo porta ad un ‘effetto domino’: la maggior parte dei Locali/Gestori/Promoter italiani non investono in band inedite ( o sottopongono queste a condizioni inaccettabili ed irrispettose ) che così non hanno occasione di maturare e la Scena viene sempre più bistrattata. Per fortuna esistono eccezioni nell’underground che cercano di valorizzare le band provenienti da tutta italia, è il caso dei baresi del Metal Symposium o i romani del Metal Massacre giusto per citarne alcune.
Ritornando alla domanda, penso che chiunque possa essere apprezzato maggiormente all’estero non a causa di qualche tipo di “Italofilia”, quanto a causa di invidie, scarsa fiducia e mancata voglia di ascoltare da parte di noi Italiani! Tuttavia non si può biasimare a pieno la cosa, l’Italia è ricca di musicisti che vedono represse passo dopo passo le proprie aspettative, e questo non può che creare un ambiente Teso.

Aggiornateci sulle ultime novità, potete dirci qualcosa sul recente cambio di line-up? inoltre quali sono i vostri propositi circa eventuali nuovi album?

[Vandrer] L’ingresso di ‘Auros’ nella lineup Vinterblot ha rinvigorito vari aspetti dell’approccio creativo, in particolare quello tecnico/artistico. Siamo decisamente soddisfatti della scelta, poiché egli si è dimostrato un valente sostituto di Fjorgynn sia sul piano umano che su quello musicale, portando con sé la propria esperienza acquisita nel progetto Twilight Gate. Provenendo dallo stesso background culturale e musicale vi è subito stata sinergia tra noi. Speriamo di incanalare al meglio tutta questa energia!
Il nuovo Full Length è in fase di allestimento, siamo al lavoro da più di un anno e probabilmente esso vedrà la luce nel 2014; i ritmi non sono serrati ma il processo creativo è inesorabile, e abbiamo grande fiducia. Per quel che ci riguarda non abbiamo fretta: priorità assoluta è soddisfare noi stessi, in secondo luogo allietare coloro i quali sapranno attendere. Immagino che entro la fine del 2013 potremmo rivelare ulteriori dettagli circa il nostro secondo Full!

Siamo arrivati ai saluti, è sempre bello cercare di far conoscere le bands pugliesi attive nell’underground (e non solo).

[Phanaeus] Ti ringrazio per lo spazio e l’interesse concessoci e ringrazio chiunque continui a sostenerci ed incoraggiarci sinceramente: dai supporters alle band con le quali ci siamo divertiti –e continueremo a farlo!- on/off stage, passando dagli ascoltatori occasionali che hanno speso anche solo tre minuti della loro esistenza prestandoci ascolto “spassionato”.
Concludo invitando tutti coloro vogliano seguirci a farlo attraverso i consueti canali, da facebook (http://www.facebook.com/vinterblotofficial) sino al nostro sito ufficiale (http://www.vinterblotofficial.com/ ) see ya!

AVVERTENZA: L’intervista risale al luglio 2013, nel frattempo i nostri hanno realizzato un nuovo videoclip visualizzabile sulla loro pagina Facebook

Daniele “Blackthunder” Milano